pamagazine.it: Statali, blitz dei super burocrati: salta il tetto di 240.000 euro agli stipendi dei dipendenti pubblici. Ma ora il governo vuole cancellare la norma

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La manina

L’emendamento è stato proposto da Forza Italia ed è stato sostenuto da tutti i partiti, con l’astensione di Fdi, Lega e M5S. Il Tesoro ha fatto sapere in seguito all’approvazione dell’emendamento di aver fornito un contributo tecnico sulle coperture. Matteo Renzi si è giustificato così: «Quel tetto lo avevo messo io, abbiamo dovuto votare sì all’abolizione del limite per non far saltare 17 miliardi di euro di aiuti alle famiglie e alle aziende». E il Pd si è affrettato a precisare di non condividere in alcun modo l’emendamento avanzato da Forza Italia e ha annunciato che presenterà alla Camera un ordine del giorno al decreto Aiuti bis affinché il governo si impegni a ripristinare il tetto. «Si è trattato di una dinamica squisitamente parlamentare», ho messo invece i puntini sulle “i” Palazzo Chigi. E ai partiti il premier Draghi ha recapitato un messaggio che più chiaro non si può: «Non ho intenzione di mettere la faccia su questa norma mentre la gente fa i conti con l’inflazione». La copertura finanziaria per aumentare gli stipendi dei super manager pubblici dovrebbe arrivare da un fondo di garanzia della Presidenza del consiglio. Per questo motivo è necessario un Dpcm per erogare le risorse necessarie. Un Dpcm che, stando a quanto è trapelato dallo staff del premier, non arriverà mai.

Il tetto 

La questione del tetto ai super manager di Stato comparve per la prima volta nel 2011 con Mario Monti a Palazzo Chigi. In quel caso venne preso come riferimento lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione (311 mila euro) per stabilire il limite da non oltrepassare. Nel 2014 il premier Matteo Renzi decise di estendere il tetto ai manager delle società pubbliche (non quotate) e di non applicarlo più solo ai dirigenti della Pubblica amministrazione. E anziché posizionare l’asticella del limite al livello dello stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, optò per quello del presidente della Repubblica, che è appunto di 240 mila euro. Diceva Adriano Olivetti: un manager non può guadagnare 10 volte più dei lavoratori. 

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