LA VOCE DEL POPOLO (CROAZIA)/ LA CHIUSURA DEI CONSOLATI È UN ERRORE DI VALUTAZIONE – di Krsto Babic

LA VOCE DEL POPOLO (CROAZIA)/ LA CHIUSURA DEI CONSOLATI È UN ERRORE DI VALUTAZIONE – di Krsto Babic

Martedì 30 Luglio 2013 19:29

 

FIUME\ aise\ – “Nell’ottica relativa al contenimento della spesa pubblica, l’Italia sembra aver deciso di ridimensionare la propria rete consolare. Tra le sedi che la Farnesina si appresterebbe a chiudere figurano pure il Consolato generale d’Italia a Capodistria e il Consolato di Spalato.

Per quanto concerne il capoluogo dalmata, la notizia ci è stata confermata da Rosaria Amato, reggente della sede consolare italiana a Spalato”. È quanto si legge su “La voce del popolo”, quotidiano edito a Fiume da Silvio Forza.

 

““Ci è pervenuto un messaggio del ministero degli Affari esteri che c’informa in merito alla chiusura della nostra sede a partire dal 1.mo dicembre prossimo”, ci ha spiegato la nostra interlocutrice. Ci è stato tuttavia chiarito che in casi del genere, fino all’ultimo momento, nulla dev’essere dato per scontato. “Siamo ancora in attesa di ricevere ulteriori indicazioni”, ha precisato la reggente del Consolato Italiano di Spalato, nel quale sono abitualmente impiegate 5-6 persone.

La notizia legata alla possibile soppressione delle sedi consolari italiane a Capodistria e a Spalato ha suscitato grande rammarico e preoccupazione nelle file della Comunità nazionale Italiana.

Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana e deputato al seggio specifico riservato alla minoranza italiana al Sabor, non ha esitato a definire l’eventuale chiusura dei consolati a Spalato e Capodistria uno sbaglio di valutazione delle autorità italiane. “Se ciò si avverasse – ha spiegato, – la situazione sarebbe la seguente: dei tre consolati vicini alla CNI due verrebbero soppressi, mentre quello superstite (Fiume, nda) è notoriamente ridotto al lumicino per quanto concerne il personale”. “Questo per noi è inaccettabile. Si tratta senza dubbio di un errore di valutazione del governo italiano. Non bisogna sottovalutare la storia di queste terre e i valori ad esse legati”, ha rilevato Radin.

“La chiusura del Consolato di Spalato non rappresenta una perdita solo per gli italiani di Dalmazia o per i numerosi turisti italiani, ma anche per la Comunità dei dalmati sparsa in tutto il mondo. Per loro, che hanno dovuto lasciare la propria terra durante la Seconda guerra mondiale e nel secondo dopoguerra, il Consolato Italiano di Spalato rappresenta un simbolo d’appartenenza”, ha osservato il presidente dell’UI.

“Il Consolato di Capodistria – ha proseguito –, un tempo punto focale degli interessi della CNI, ha sempre mantenuto un ruolo centrale, non solo per i connazionali residenti in Slovenia, ma anche per noi che viviamo in Croazia”, ha rilevato Radin, richiamandosi all’unitarietà della CNI. “Mi auguro non solo che queste chiusure non si avverino, ma anche che il Consolato generale a Fiume possa essere rafforzato. Comprendiamo le ripercussioni dovute alla crisi economica, ma siamo fermamente convinti che i consolati vicini alla CNI non possano essere paragonati alle altre sedi consolari sparse nel mondo. Per noi i consolati hanno un valore aggiunto, sono luoghi dalla grande valenza affettiva”, ha detto Radin lanciando un appello ai deputati storicamente vicini alla CNI e a tutte le forze politiche affinché “si scongiuri una perdita per l’Italia, per gli italiani e in particolare per la CNI”.

Sulla stessa linea di Radin si è schierato il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul. “Sono stato informato in merito alla chiusura dei consolati. Ritengo che si tratti di una decisione sbagliata, dettata da ragioni di carattere economico”, ha dichiarato Tremul.

“Quello di Capodistria – ha osservato – è l’unico consolato in Slovenia. Gli italiani residenti nel Litorale sloveno, assieme ai connazionali in Croazia, sono l’unica comunità italiana autoctona fuori dai confini italiani”. Tremul ha assicurato che l’UI si attiverà nell’intento di far cambiare decisione a Roma. “Esistono altri metodi per attuare le politiche di rigore”, ha notato Tremul, ribadendo la volontà dell’UI di sventare uno scenario che ai tempi del governo Monti si era già paventato”. (aise)

 

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