LA VOCE D’ITALIA (ARGENTINA)/ – SCIOPERO GENERALE IN ITALIA E ARGENTINA: A COLLOQUIO CON MANNUCCI (CONFSAL UNSA) – di Edda Cinarelli

BUENOS AIRES\ aise\ – “Da quando ho memoria non era mai successo: per la prima volta in Argentina, il 28 settembre, hanno scioperato gli impiegati dei Consolati”. Dello sciopero e delle sue ripercussioni si occupa questo articolo di Edda Cinarelli, pubblicato da La Voce d’Italia di Buenos Aires.

“Venerdì 28 settembre Sciopero generale del settore pubblico in Italia, contro la spending review del governo Monti: la manifestazione a Roma ha avuto inizio intorno alle 10, il corteo è partito da piazza Esedra con destinazione piazza Santi Apostoli, dove si sono tenuti  i comizi di Susanna Camusso e Luigi Angeletti, segretari di CGIL e UIL, che hanno organizzato la manifestazione.

I due rappresentanti sindacali hanno detto: “Siamo qui per dire che questo ulteriore taglio ai dipendenti pubblici penalizzerà non solo il mondo del lavoro pubblico ma anche i servizi ai cittadini”.  

Lo sciopero c’é stato anche  in Argentina, nel consolato generale di Buenos Aires, hanno scioperato i 2/3 degli impiegati, a La Plata lo sciopero é stato totale, lo stesso è successo nell’Agenzia Consolare di Lomas de Zamora ed a Córdoba ha scioperato l’80% degli impiegati.

La prof.ssa Alicia Mannucci, delegata per l’Argentina del sindacato Confsal Unsa Esteri, ha detto: “A Buenos Aires hanno aderito allo sciopero alcuni contrattisti con oltre 20 anni di anzianità, non era mai successo prima. La sede più grande delle Americhe si è fermata per la prima volta nella storia”.

Abbiamo chiesto alla prof.ssa Alicia Mannucci di spiegarci le ragioni dello sciopero e di raccontarci com’é la situazione dei contrattisti.

D. Può parlarmi delle ragioni dello sciopero?

R. Sono autorizzata a parlare solo di quelle indicate dalla mia sigla sindacale la Confsal Unsa Esteri, che è il sindacato più rappresentativo in Argentina perché rappresenta oltre il  60% degli iscritti ad una sigla sindacale. É cosí da anni ed anche nelle ultime elezioni R. S. U. Rappresentanza Sindacale Unitaria, abbiamo vinto la maggior parte dei seggi.

D. Perché lo sciopero c’è stato e perché vi hanno aderito in tanti?

R. Le motivazioni sono molte. In realtà la spending review ha colpito di più il personale a contratto. Si colpiscono sempre i più deboli. Naturalmente anche in questo caso. Sembra che a Roma ignorino, quando devono prendere delle decisioni, che il lavoro dei consolati, delle ambasciate, degli istituti di cultura, é coordinato da un capo missione, ma é fatto soprattutto dal  personale a contratto. Tra le ragioni che hanno spinto gli impiegati a contratto a scioperare c’é: a)  la chiusura di 100 posti di lavoro nel mondo (vale a dire, e mi riferisco soprattutto all’Argentina ed al Brasile, che per ricevere e servire un numero sempre più grande di cittadini italiani ci saranno sempre meno impiegati, che lavoreranno sempre con maggior esigenza e stress); b) il congelamento fino al 2014 degli stipendi, uguali ed invariati da 11 anni,  e la situazione di malessere che si é creata negli uffici per la diversità dei contratti e la mancanza di opportunità, almeno per i contrattisti.

D. Mi dispiace solo che la gente non vi capirà perché si crede che guadagniate molto bene.

R. In effetti, ho visitato la maggior parte delle sedi dell’Argentina: Córdoba, Mendoza, Rosario, La Plata, il Consolato Generale di Buenos Aires e sento sempre le stesse storie: che il nostro Paese sta male, che non dobbiamo lamentarci, che  siamo stra pagati, che siamo l’ultima ruota del carro, che questo é il nostro lavoro e se non ci piace possiamo andare via. Questo é quello che si ripete e la gente crede.

D. Scusi, vorrei capire bene, si è riferita ad un capo missione, chi é?

R. L’ambasciatore nel caso dell’Ambasciata, il console generale nel caso di un consolato generale, il direttore dell’Istituto in caso di un Istituto Italiano di Cultura.

D. Com’è la situazione all’interno degli uffici di rappresentanza dello Stato Italiano all’estero .

R. C’è un gruppo di impiegati a legge italiana, assunti prima del 1997 con degli stipendi molto considerevoli e anche con certi privilegi, ma  sono solo un gruppo, quelli assunti dopo il 1997 non hanno quei privilegi. Negli Istituti Italiani di Cultura fino ad allora c’erano degli impiegati in nero. Poi il Ministero degli Affari Esteri ha incominciato a capire che bisognava mettere ordine ed ha incominciato a proporre dei contratti di impiego ordinari e  normali. É successo nel 1999, 2000.

D. Lei non appartiene alla stretta cerchia degli impiegati a legge italiana con privilegi?

R. Sono  stata assunta nel 1999 con un contratto legittimo, a legge locale. Poi nell’anno 2000 con il Decreto Legge 103 del 2000, si é data la possibilità per l’ultima volta di cambiare l’opzione del contratto:  cioè chi aveva la cittadinanza italiana poteva fare un contratto secondo la legge italiana, chi invece aveva cittadinanza argentina doveva rimanere. Io sono passata al contratto secondo la legge italiana ma con lo stipendio della legge locale. Ho sbagliato perché ho tutti gli svantaggi di entrambi i contratti, guadagno come i contrattisti a legge locale ed ho gli svantaggi dei contrattisti a legge italiana.

D. Per esempio, quali?

R. I contrattisti a legge italiana hanno 90 giorni di malattia ogni tre anni, quindi per esempio io, che ho subito un’operazione alla colonna nell’anno 2009 sono stata sei mesi a letto e dopo il novantesimo giorno ho ricevuto la metà dello stipendio inoltre fino al 31 dicembre del 2012 non posso ammalarmi perché altrimenti non percepisco lo stipendio. Nelle mie condizioni ce ne sono altri, quindi ti ho mostrato un’altra categoria di impiegati.

D. Quanti giorni di malattia hanno i contrattisti a legge locale?

R. Hanno 90 giorni all’anno, come dice la “Ley de Contrato de Trabajo” argentina. Ma anche il loro è un contratto irregolare, perché per esempio essendo retto dalla legge locale dovrebbero avere le stesse festività degli impiegati statali argentini, invece hanno quelli decisi dall’Ambasciata, cioè i festivi italiani più tre di quelli argentini, come gli impiegati a legge italiana. Andrebbe bene, ma loro hanno firmato un contratto secondo la legge locale e dovrebbero avere tutte le festività argentina, quindi questo calendario è assolutamente illegittimo. Ti ho descritto un’altra situazione.

D. Andiamo male, ci sono già troppi casi diversi, mi pare una situazione in cui ci sia bisogno di mettere ordine, soprattutto di considerare meglio i contrattisti che formano una sub classe di lavoratori, con doveri, esigenze e pochi diritti”. (aise)

Clicca per scaricare la versione integrale del quindicinale “VOCE D’ITALIA” n. 1167 del 01/10/2012

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