IN MEMORIA DI ANTONIO GATTI

Caro Alessandro,

venerdì scorso, nel volgere di un attimo, il mondo che tu sapevi essere certo e immutabile, si è dissolto nell’oceano dell’incomprensibile. Sei troppo piccolo per vivere di ricordi ed è per questo motivo che sentiamo irrinunciabile il bisogno di dare testimonianza di che è stato tuo Papà. Vogliamo fissare – per il tempo  nel quale sarai in grado o sentirai il bisogno di comprendere – l’immagine  di tuo padre. Di solito, caro Alessandro, gli uomini, tendono a parlare dei defunti magnificando anche quello che non può essere magnificato, noi non lo faremo perché non ve n’è necessità. Antonio era un uomo solare, al quale i tuoi Nonni e la vita avevano fatto il dono della bontà e della generosità. Conosceva bene il confine fra il bene e il male e, per il breve tratto in cui ha potuto accompagnarti, ha  cercato, con la immensa forza dell’esempio, di trasmettere anche te questa conoscenza. Tu sei la testimonianza dello smisurato amore che egli ha avuto per tua madre e sei anche il destinatario della somma del loro amore per te. Chiunque ha avuto il privilegio di condividere una parte importante della propria vita con lui, ti potrà confermare che non passava giorno lavorativo nel quale lui non ci raccontasse, pieno di orgoglio e infinito affetto, le tue conquiste quotidiane sulla via della crescita.

Tuo padre è stato un’esemplare Servitore dello Stato che mai si sarebbe risparmiato per adempiere a quello che lui considerava il suo più alto dovere civile. Tutti coloro che hanno lavorato con lui, ne ricordano il sorriso benevole, la spiccata intelligenza e l’animo gentile e sensibile. Era soprattutto un uomo del fare e non del dire. Troppo spesso rinchiudeva le negatività della quotidianità nell’intimo del suo essere e di quella riservatezza della dignità che solo gli uomini integri conoscono.

Mancherà a così tanti di noi che sono rimasti qui. Tuo padre è stato un testimone delle nostre vite e con il trascorrere del tempo ne rimangono sempre di meno, quindi c’è una persona in meno che conosce il nostro nome e che si ricorda la nostra infanzia. Che ha condiviso ogni momento che è passato. Dicono che si muore due volte. Una prima volta quando si esala l’ultimo respiro e una volta quando nessuno ricorderà più i nostri nomi. Poi, la vita che abbiamo vissuto verrà dimenticata, come quella di tutti coloro che hanno vissuto.

Tuo padre vive i noi e nei nostri ricordi, perché non vogliamo e non possiamo dimenticarlo.

Sergio Pitton
Coordinatore Confsal Unsa per la Svizzera

Giuseppe Scorsone
Coordinatore Confsal Unsa per la Germania

 

Lascia un commento

Torna su