Gli Istituti Italiani di Cultura chiudono per cosiddette ragioni economiche e al contempo il Ministero degli Affari Esteri nomina un ginecologo come “esperto culturale” all’IIC di Los Angeles?

A quanto pare il Ministero degli Affari Esteri, che in un blitz prenatalizio ha annunciato la chiusura di ben 8 Istituti Italiani di Cultura per cosiddette ragioni di “spending review”, ora non vede alcuna contraddizione proponendo come “alternativa” l’invio di “esperti culturali” profumatamente stipendiati.

Il “clou” in tutto questo non è solo l’ennesima beffa a danno delle Istituzioni e dell’erario italiano, considerando che se risparmi devono essere si chiudono a tutti i fondi e non si nomina – in contemporanea – oltre ad “esperti culturali” anche nuovi “Ambasciatori”. Ritornando però all’esperto culturale, un lieve dubbio ci sorge, ovvero qual è il sottile filo conduttore che lega l’azione di un ginecologo all’azione di quotidiana promozione della lingua e cultura italiana?

D’accordo che la cultura è un vasto campo di poliedriche discipline, ma ci risulta davvero difficile vedere la logica che sta dietro alla nomina di un “ginecologo culturale”.

In una lettera aperta firmata da nomi illustri della cultura italiana, da Umberto Eco a Claudio Magris, Dario Fo, Carlo Ginzburg, Dacia Maraini e Salvatore Settis, si fa presente che il risparmio realizzato con la chiusura degli 8 Istituti di Cultura è davvero esiguo, circa 800.000 Euro annui, un importo mortificante per l’Italia e la sua posizione di eccellenza nel mondo in questo ambito, una somma che persino in un momento difficile come questo è possibile reperire, senza contare che tutti questi Istituti spesso riescono a finanziarsi grazie agli introiti dei corsi di lingua e alle sponsorizzazioni dei privati.

Perché Il MAE vuole, dunque, investire in uno stipendio annuo di esperto culturale più della dotazione finanziaria annua di un Istituto Italiano di Cultura all’estero? C’è una logica in tutto ciò? Per il nuovo esperto i soldi si trovano subito, ma per mantenere in attività degli IIC che da anni operano con efficacia culturale ed economica i fondi mancano???

È ben vero che l’Italia è il Paese delle mille contraddizioni, ma sperperare i soldi del contribuente italiano di questi tempi in questi modi ci pare uno scandalo!

La Confsal-Unsa Coordinamento Esteri dice NO alle chiusure degli Istituti Italiani di Cultura all’estero ed esprime la più netta contrarietà a dubbi incarichi di esperti non qualificati per la diffusione della lingua e cultura italiana.

Roma, 17.02.2014

CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI

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