GENTE D’ITALIA (URUGUAY)/ È NATO A MONTEVIDEO IL COMITATO PERMANENTE “SALVIAMO IL CONSOLATO” – di Stefano Casini

MONTEVIDEO\ aise\ – "Caro direttore, cari connazionali, carissimi 120.000 e aspiranti tali in Uruguay, che rivendicate il passaporto italiano, il diritto al voto, l’insegnamento della lingua italiana, l’esistenza in vita e che ogni giorno vi accalcate nella sala del Consolato per avere informazioni, richiedere documenti, certificazioni, procure, legalizzazioni, convalide di titoli di studio: ebbene se non l’avete ancora capito, mala tempora currunt e del diman non v’è certezza" recita Stefano Casini, che, in un articolo pubblicato oggi da Gente d'Italia– il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia -, annuncia la costituzione del comitato permanente "Salviamo il Consolato" di Montevideo.

"Signori, non diamo adito a coloro che affermano che la collettività non esiste.", incita Casini. "Voi, noi, ci siete, ci siamo!". Poi spiega: "Non hanno chiuso i consolati di Filadelfia, Detroit perchè si è mossa la grande lobby italiana e importantissimi politici locali. Non hanno chiuso neanche Nizza. Praticamente si sono salvati tutti gli altri consolati. E qui? Certo qui è tutto più difficile anche perchè non abbiamo referenti diretti a cui accedere. Qualcuno ha avuto modo di parlare, riunirsi discutere con il presidente del Comtes? O con la Signora segretaria Filomena Narducci? Certo che no. Spariti. Sappiate comunque che nell’ufficio del candidato dell’Uruguay più votato nelle ultime elezioni politiche italiane, Aldo Lamorte, 12 persone si son date appuntamento per interscambiare idee e formare una catena che, in teoria, potrebbe raggiungere 120.000 italiani. Lo stesso numero dei candidati del Comites che però non si sa dove siano andati a finire…

Dobbiamo quindi pensare che siamo forse i soliti pochissimi italiani che continuano a credere che c’è qualcosa che ci unisce, i soliti risicati Don Chisciotte che vogliono farsi rispettare, anche se sappiamo che questa è una lotta fra Davide e Golia. Per lo meno a differenza del Comites nella riunione tutti parlavano perfettamente in italiano e con profonda preoccupazione e indignazione dimostravano concretamente di non volersi far calpestare.

Quando l’ex ambasciatore d’Italia in Uruguay Massimo Andrea Leggeri disse alle telecamere di Italia ti Chiama "Ma di italiani, in Uruguay, ce ne saranno 6.000, su per giù", incise a chiare lettere di fuoco per chi al Ministero Affari Esteri non aspettava altro, una marchio d’inesistenza e di scarsa considerazione nei confronti di tutti noi che ancora crediamo nei valori dell’Italia. È ovvio che, essendo l’Uruguay un piccolo Paese che nel contesto mondiale, aldilà del calcio, non conta nulla per i numeri dell’interscambio commerciale o per l’equilibrio politico, in realtà, quando l’ex No 1 della diplomazia italiana disse tale frase aveva ragione, così come avrebbe ragione di sostenere che, in questo piccolo Paese, non c’è bisogno né di Ambasciata né di Consolato!

È come mi diceva il mio primo direttore del GR RAI Marco Conti (in romanesco): "A Sté, c'hai da imparà che contano de più du morti nella striscia di Gaza che 100 morti nella guerriglia colombiana".

Così succede anche per la politica internazionale: contano molto di più i 99 italiani iscritti all’AIRE di Calcutta che i 120.000 connazionali iscritti a Montevideo e questo lo dimostra il fatto che a Calcutta c’è un Consolato Generale, mentre a Montevideo una Cancelleria Consolare! Speriamo almeno che questa grande considerazione per l’India ci faccia riportare a casa i nostri due Marò!

Allora voi mi potrete anche dire, ma perché tanti consolati in Brasile o in Argentina? E… certamente, il Brasile, come l’India fa parte del BRICS e l’Argentina ha ben 3 rappresentanti nel parlamento italiano che possono difendere il loro territorio. Se invece di dividerci e votare ai quattro venti nelle ultime elezioni per otto candidati, avessimo votato uniti un solo candidato, potremmo avere un parlamentare italo-uruguaiano a Palazzo Madama e, sicuramente, la Bonino, prima di declassare il Consolato, ci avrebbe pensato due volte!

Ma allora che bisogna fare? Arrendersi alla fredda realtà? Rinunciare prima al Consolato, poi all’Ambasciata, poi anche alla nostra cittadinanza? Noi del Comitato "Salviamo il Consolato", pensiamo di no e siamo pronti a combattere, ma sul serio. Dalle obsolete e vetuste autorità rappresentative costituite come il COMITES e il CGIE, la cui validità democratica può essere considerata ormai scaduta essendo passati 10 anni dalle ultime elezioni, abbiamo sentito ben poche proteste perché, sicuramente, queste due pseudo istituzioni sapevano da molto tempo che questo infausto passo si sarebbe dato ed hanno concordato con il MAE una timidissima protesta "Non siamo d’accordo con il declassamento del Consolato d’Italia"… così, "pour la galerie", per far pensare a quei 4.000 pensionati che coccolano per farsi votare, che non "sarebbero" d’accordo a declassare. Non protestare duramente e con fatti concreti è lo stesso che annuire e, purtroppo, COMITES e CGIE hanno fatto "oidos sordos" del problema. Che ci importa di Garibaldi, Trapani, Piria o Fabini, tanto son morti, che c’importa dell’Ospedale Italiano? Tanto è morto! Che importa della prima Camera di Commercio del mondo? Tanto non ha neanche una sede! Che importa della Scuola Italiana? Tanto si insegna l’inglese e lo spagnolo e tutti i direttori sono di origine spagnola!

S’impongono quindi delle concrete azioni e noi del Comitato "Salviamo il Consolato" vi posso assicurare le porteremo avanti in forma per così dire "garibaldina" e quindi con lo stesso spirito e con la stessa determinatezza dei nostri antenati.

Gli uruguaiani di origine italiana non possono essere considerati di serie B e tornare indietro alla vecchia cancelleria consolare di Benito Lamas! Ma ve lo ricordate o no? E non ditemi che all’epoca funzionava per favore! Ci sono voluti Consoli determinati e con tanto spirito di sacrificio per rendere efficiente questo Consolato. Consoli che hanno lavorato giorno e notte e io, come giornalista e critico osservatore, ne sono stato e tuttora sono fedele testimone!

Qui o si fa il Consolato possibilmente Generale o si muore! Signori preparatevi, le camicie rosse son tornate sul territorio dell’Uruguay! El espíritu de Garibaldi ha vuelto, como así lo de Francisco Piria, Pittamiglio, y todos lo demás italianos que hicieron de este paisito un grande País!". (aise)

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