Di BIAGIO: Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02829

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02829


Atto n. 3-02829

Pubblicato il 10 maggio 2016, nella seduta n. 622

DI BIAGIO – Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. –

Premesso che:

nelle scorse settimane il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale avrebbe ufficializzato il riconoscimento di taluni adeguamenti retributivi del personale impiegato a contratto presso la rete diplomatico-consolare italiana all’estero, secondo determinate specifiche e differenziazioni per Paese, tipologia contrattuale e nazionalità del contratto senza che sia stato, di contro, evidenziato il modus di determinazione dei criteri a cui l’amministrazione si sarebbe attenuta nella definizione delle specifiche;

risulta opportuno segnalare che, in molti dei Paesi og

getto dei riadeguamenti, vi è un ritardo maturato da parte dell’amministrazione di oltre un decennio, con notevole nocumento da parte dei lavoratori direttamente coinvolti, sebbene nel corso degli anni siano state molteplici le iniziative, sindacali, politiche e diplomatiche (con interventi sollevati dagli stessi ambasciatori in loco), che sono rimaste lettera morta;

si ritiene opportuno segnalare, tra gli altri, la delicata situazione dei nostri impiegati nel Regno Unito, Olanda, Germania, Francia, Svizzera, Usa e Cina;

per quanto riguarda il Regno Unito, dove l’amministrazione avrebbe accordato un riadeguamento, prima ed unica misura di intervento sulle retribuzioni dal 2001, di fatto, si configura come una mera perequazione dovuta a urgenze di compensazione del cambio valuta;

pertanto, si tratterebbe di una revisione di correttezza funzionale e non di incremento retributivo alla luce della corretta applicazione della norma e di legittimo adeguamento al costo della vita in loco; nel Regno Unito l’1,5 per cento di adeguamento è stato riconosciuto agli impiegati esecutivi retribuiti in euro delle sedi di Londra, mentre è stato concesso il 5 per cento al personale con contratto regolato dalla legge locale e assunto dopo il 1997 retribuito in sterline, in ragione delle oscillazioni del cambio e non in ragione di esigenze legate all’incremento del costo della vita;

in Olanda, risulta all’interrogante che sono stati esclusi dalle dinamiche di riadeguamento salariale tutti gli impiegati detentori di un contratto a legge italiana sebbene l’amministrazione avesse fornito assicurazioni precise in tal senso, considerando che il ritardo, in questo Paese, ammonta a 8 anni. I soggetti esclusi dalle dinamiche di riadeguamento retributivo, che si configura del 3 per cento, corrispondono ad appena 5 unità, un numero talmente esiguo da rendere di difficile comprensione la sperequazione legittimata dalle determinazioni ministeriali;

in Germania ed in Francia, è stato accordato un adeguamento retributivo del 2 per cento ai soli impiegati aventi contratto regolato dalla legge italiana ma assunti dopo il 1997: non si comprende il motivo per cui i dipendenti con contratto regolato dalla legge italiana assunti prima del 1997 siano stati esclusi, sebbene siano in attesa di intervento sulle retribuzioni dal 2008 e vi fossero state delle indicazioni precise dagli ambasciatori italiani nei due Paesi, che legittimavano un incremento superiore al 2 per cento per aumento del costo della vita;

per quanto riguarda la Svizzera, nonostante l’ambasciata abbia ampiamente e reiteratamente dimostrato che dal 2008, data dell’ultimo aumento concesso, ad oggi sia subentrato un aumento del costo della vita nonché dei livelli retributivi locali a cui far riferimento in questo esercizio, la Direzione generale per le risorse e l’innovazione del Ministero ha escluso dagli adeguamenti tutti i dipendenti con contratto regolato dalla legge locale quelli con contratto regolato dalla legge italiana assunti dopo il 1997 retribuiti in valuta locale. Pertanto il solo adeguamento concesso ai colleghi con contratto regolato dalla legge locale e retribuiti in euro si configura come una perequazione dovuta alle forti, e più volte segnalate, oscillazioni del cambio;

in Svizzera sono stati esclusi tutti tranne i dipendenti pagati in euro;

per quanto riguarda gli Usa, il tema della criticità nelle dinamiche di adeguamento è stato ampiamente trattato dall’interrogante nell’atto di sindacato ispettivo 4-05665, attualmente privo di riscontro, dove si evidenzia, tra le altre cose, che attualmente lo status retributivo del personale a contratto degli Stati Uniti, in ragione del mancato adeguamento degli stipendi ai parametri relativi al costo della vita in loco, sta comportando non trascurabili criticità in capo all’intera categoria, la cui configurazione retributiva sembra essere addirittura aggravata dal deprezzamento del valore dell’euro nei confronti della moneta statunitense;

per quanto riguarda la Cina, nonostante le tabelle inviate dall’ambasciata evidenziassero una perdita del potere d’acquisto pari al 30 per cento, i 4 impiegati con contratto a legge italiana assunti dopo il 1997 in servizio a Pechino sono stati esclusi dall’aumento concesso al restante personale, per ragioni non chiare;

oltre alle criticità evidenziate, si ritiene opportuno segnalare quella afferente all’onere, in capo ad eventuali lavoratori che intendano ricorrere al Tribunale di Roma in caso di mancato riconoscimento di adeguamenti e spettanze da parte dell’amministrazione, alla condanna alle spese legali, a discrezione del giudice, ai sensi del codice di procedura civile, per svariate migliaia di euro. Pertanto sono molteplici i casi dei ricorrenti che si vedono rigettato il ricorso per il mancato adeguamento stipendiale, magari richiesto da oltre 10 anni, e che nel contempo sono costretti a rifondere all’appellato migliaia di euro come oneri per le spese di lite;

risulta imprescindibile una valutazione accurata del contesto socioeconomico in cui il personale a contratto, sia a legge locale che a legge italiana, presta servizio e vive, tenuto conto che i Paesi di cui si è evidenziato lo scenario detengono i costi di permanenza sociale (come quelli della sanità e scolastici) più elevati e che pertanto comportano un livello di attenzione maggiorata da parte dell’amministrazione nei meccanismi di riconoscimento di eventuali, legittimi ed opportuni adeguamenti retributivi;

per questa ragione, in uno sguardo di insieme, tenendo anche conto delle criticità che attualmente condizionano anche i lavoratori operanti per l’amministrazione in altri contesti, sarebbe opportuno avviare una riforma del decreto legislativo n. 103 del 2000, al fine di individuare meccanismi certi di adeguamento retributivo dei lavoratori poiché assoggettati a parametri di riferimento non influenzabili da atti discrezionali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto;

se possano esserci le condizioni per rivedere quanto determinato dal Ministero degli affari esteri segnatamente per i Paesi richiamati;

se ritengano opportuno sostenere una riforma del decreto legislativo n. 103 del 2000, al fine di chiarire in maniera univoca e trasparente le modalità di riadeguamento salariale degli impiegati a contratto della rete estera italiana.

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