COMUNICATO n. 59/2013: AMBASCIATA D’ITALIA A TUNISI

Il MAE CONFERMA ANCHE DAVANTI AL TRIBUNALE DEL LAVORO IL BRUTALE LICENZIAMENTO DI UN IMPIEGATO A CONTRATTO CON MANSIONI ESECUTIVE ED IL SEMPLICE RICHIAMO FORMALE AL SUO DIRETTO SUPERIORE 

 

Due responsabilità, due condanne:

l’impiegato esecutivo con la vita privata e professionale distrutta;

 

il superiore se la cava con un semplice richiamo.

Ti è stata data la delega all’esercizio di determinate funzioni d’ufficio? E ora beccati il licenziamento!

Il tuo superiore non ha compiuto i controlli di rito, ma ha firmato i visti? Bene, si becchi un bel richiamo!

È questo il succo della sentenza nella vertenza promossa dall’impiegato a contratto Amor Kediri contro un licenziamento in tronco, di una brutalita’ mai vista, disposto nei suoi confronti dalla Direzione Generale per il Personale della Farnesina.

IL MAE non ha ritirato, infatti, nemmeno davanti al Tribunale del Lavoro il licenziamento in tronco di questo impiegato incaricato al servizio di front office della nostra Ambasciata a Tunisi della raccolta di documenti nelle procedure di rilascio visti.

Le modalità di rilascio di tre visti per turismo sarebbero state disattese dai rispettivi beneficiari tunisini, i quali non avrebbero fatto più ritorno nel loro Paese dopo la scadenza del soggiorno concesso.

Attenzione! Parliamo di fatti risalenti al 2011, quando a Lampedusa di tunisini ne sbarcavano migliaia al mese senza documenti, senza legittimazioni di alcun genere, senza nemmeno un vestito addosso!

Il solerte Ministero degli Affari Esteri ha voluto però essere impietoso nel suo giudizio, usando, purtroppo e molto evidentemente, due pesi e due misure.

Ha riconosciuto, nei fatti, anche le responsabilità del funzionario addetto alla firma dei visti d’ingresso e incaricato al controllo della documentazione raccolta dal dipendente a contratto: solo che per il funzionario ha ritenuto sufficiente un “richiamo formale”.

Ambiguità e ipocrisia diventano drammaticamente evidenti in questi giorni in cui l’Italia si dichiara in lutto per i profughi annegati davanti alle nostre coste.

È, infatti, inutile cercare scrupoli nella distruzione della vita privata e professionale di un altro lavoratore italo-tunisino, la cui unica colpa formale, a questo punto, sembra essere quella di aver accettato una delega allo svolgimento di funzioni d’ufficio!

DINANZI A SIMILI MISURE DRACONIANE, LA SENTENZA KEDIRI NON POTRÀ RESTARE PRIVA DI CONSEGUENZE SINDACALI, SOTTO FORMA DI RIVISITAZIONE DELLA MATERIA SUL RILASCIO DELLE DELEGHE AL PERSONALE A CONTRATTO, CON IL RICHIAMO DI QUEST’ULTIMO ALLA STRETTA OSSERVANZA DELLE MANSIONI SANCITE DAI SINGOLI CONTRATTI DI LAVORO.

I FATTI DIMOSTRANO CHE, IN ASSENZA DI UN INQUADRAMENTO GIURIDICO DI QUESTO PERSONALE, ANCHE UNA DELEGA ALL’ATTIVITÀ D’UFFICIO PUÒ TRASFORMARSI IN UNA BOMBA CHE PUÒ SCOPPIARTI IN MANO!

Se la buona volontà degli impiegati è così ripagata, saremo costretti ad invitare i lavoratori interessati a limitarsi strettamente allo svolgimento delle mansioni contrattuali, anche a costo del rischio di paralisi di quei settori, in cui – all’estero – già ora si registra, purtroppo, una forte carenza di colleghi di ruolo e dove il personale a contratto è chiamato a colmare buchi di spaventosa profondità, senza garanzie di sorta.

 

CHE DIRE? MENTRE IL COLLEGA KEDIRI HA PERSO UNA PRIMA ISTANZA, IL MAE HA GIÀ PERSO TUTTO IL SENSO

DELLA MISURA E DELLA GIUSTIZIA!

 

Roma, 7 ottobre 2013

                                                             CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI

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