Chiusure consolati: Senatore Aldo Di Biagio – interrogazione orale al Ministro degli Affari Esteri

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00298


Atto n. 3-00298

Pubblicato il 5 agosto 2013, nella seduta n. 88

DI BIAGIO, ZIN– Al Ministro degli affari esteri. –

Premesso che:

in data 26 luglio 2013 il direttore generale per le Risorse e l’innovazione del Ministero degli affari esteri ha evidenziato alle parti sociali il piano di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare del Ministero con il conseguente elenco delle sedi oggetto di chiusura;

 

nello specifico, è stato evidenziato che il piano risaliva al novembre 2011 e che si è inteso avviare in questa fase la completa attuazione dello stesso, al fine di destinare gli eventuali risparmi derivanti dalle prefigurate soppressioni al finanziamento delle aperture di nuove sedi come quella dell’ambasciata in Ashgabat (Turkmenistan) e dei consolati generali di Ho Chi Minh City (Vietnam) e di Chongquing (Cina), al fine di far fronte ad una rinnovata esigenza di ridistribuzione degli interessi e delle esigenze del sistema Paese in una nuova geografia diplomatica;

il cronoprogramma della riorganizzazione, alla luce di quanto annunciato dalla Direzione generale, si articola in 3 fasi: la prima si dovrebbe concludere entro la fine di novembre 2013, la seconda entro la fine febbraio 2014 e la terza entro la fine di giugno 2014. A tale programma andrebbe ulteriormente ad accostarsi un “vero pacchetto di ri-orientamento/ristrutturazione” che comprenderà anche gli istituti scolastici e gli istituti di cultura italiani;

pur comprendendo le non trascurabili esigenze di riorganizzazione della rete estera del Ministero, soprattutto alla luce di una ridistribuzione degli interessi e delle esigenze del sistema Paese in una nuova geografia diplomatica, appare opportuno sottolineare che le stesse dovrebbero attuarsi secondo modalità e dinamiche che siano armoniche con quanto finora definito e predisposto dall’amministrazione nonché con le esigenze di confronto istituzionale, che dovrebbero sottendere dinamiche di tale natura;

a quanto risulta agli interroganti l’amministrazione, facendo riferimento alla riorganizzazione come un progetto definito già nel 2011, trascura quanto emerso nell’aprile 2012 dalla commissione incaricata di produrre la spending review sul versante “esteri”, che si è avvalsa di elementi informativi sul bilancio del Ministero, sulle sue risorse umane e strutturali, effettuando anche un’analisi comparata con analoghi dati riguardanti i principali partner europei. Tale commissione ha ritenuto, come evidenziato nella relazione conclusiva dell’aprile 2012, “La rete diplomatico-consolare e gli Istituti di Cultura una risorsa preziosa per la protezione e la proiezione globale dei nostri interessi politici, economici, culturali-linguistici” ed ha delineato una serie di precetti sui quali strutturare il riorientamento della stessa secondo dinamiche diverse rispetto a quanto già definito nel 2011;

alle evidenze della commissione sulla spending review si aggiunge l’impegno del Ministro degli affari esteri pro tempore per una moratoria sulla chiusura di ulteriori sedi della rete estera, attraverso atti di sindacato ispettivo e atti di indirizzo presentati e discussi tra il 2011 ed il 2012 presso entrambi i rami del Parlamento: impegni che, stando alle suddette decisioni, risultano esplicitamente disattesi e che erano stati anche legittimati da una presunta inconsistenza economica eventualmente derivante dalla chiusura delle sedi;

la relazione della commissione, tra l’altro, ha evidenziato l’esigenza di rafforzamento della presenza diplomatica in quelle aree geografiche dove aumenta la presenza di nostri connazionali e dove aumentano gli interessi italiani e modulata nelle aree dove tali interessi e la nostra presenza sono in diminuzione: alla luce di tali indicazioni appare opportuno evidenziare che molte delle sedi oggetto delle annunciate chiusure sono meta di nuovi flussi migratori;

a tali elementi appare opportuno aggiungere che alcune delle sedi diplomatico-consolari, cosiddette riceventi del bagaglio operativo di quelle in chiusura, già vivono situazioni di vistosa criticità in virtù del numero insufficiente di personale, della sussistenza di una strumentazione obsoleta, e di una mole significativa di servizi e, dunque, di lavoro complesso da gestire;

secondo gli interroganti, merita particolare attenzione quanto evidenziato dalla Direzione generale durante la riunione informativa, in merito ai mantenimento dei posti di lavoro, in particolare per le categorie delicate come quella degli impiegati a contratto: infatti è stato evidenziato che si “cercherà di riallocare” tutto il personale a contratto, che ammonterebbe a circa 46 unità. Appare pertanto verosimile che, a seguito di chiusura di una delle 13 sedi, qualche impiegato potrebbe non trovare una opportuna collocazione;

il piano di riorganizzazione, così come evidenziato dall’amministrazione, e la tempistica, a giudizio degli interroganti discutibile, definita dalla stessa rischiano di ledere il sistema di supporto, riferimento e servizi per i connazionali, in aree caratterizzate da una notevole presenza migratoria non necessariamente configurata come “matura” sotto il profilo organizzativo e funzionale segnatamente alla luce dei forti limiti operativi che condizioneranno l’attività delle cosiddette sedi riceventi i cui carichi di lavoro saranno incrementati in maniera significativa ed in riferimento ai quali probabilmente non vi sarà un ri-adeguamento del personale presso le stesse sedi,

si chiede di sapere quali opportune, quanto celeri, iniziative il Ministro in indirizzo intenda predisporre al fine di rivedere le suddette dinamiche di riorganizzazione della rete estera del Ministero, nel rispetto di quanto sancito dalla commissione sulla spending review del Ministero degli affari esteri nell’aprile 2012, ferma restando l’esigenza inderogabile di una consultazione parlamentare propedeutica a qualsivoglia prospettiva di intervento in materia di riorganizzazione, riorientamento e ristrutturazione della rete diplomatico-consolare oltre confine.

 

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