Battaglia: “Il bonus agli statali è insufficiente, vanno rinnovati i contratti”

Massimo Battaglia, segretario generale Unsa-Confsal, con la manovra il governo ha stanziato un miliardo per i dipendenti pubblici. Da gennaio arriverà un aumento una tantum nelle buste paga pari all’1,5%. Basta?

“Assolutamente no. Anzi, non posso nascondere che questa misura decisa dal governo desta preoccupazione”.

Preoccupazione?

“Sì, sia nel merito che nel metodo. Nel metodo perché i sindacati non sono stati consultati sull’uso e la distribuzione di queste risorse”.

E nel merito?

“Si tratta di un bonus che sarà pagato in tredici mensilità solo nel 2023. E poi che succede? Rischiamo che il primo gennaio del 2024 i dipendenti pubblici si ritrovino con una busta paga decurtata. L’importo poi è totalmente insufficiente. L’inflazione ha superato il 10 per cento, un bonus pari soltanto all’1,5% dello stipendio non copre dalla perdita del potere di acquisto i dipendenti pubblici che, lo voglio ricordare, per la grande maggioranza hanno stipendi che non arrivano a 2 mila euro al mese”.

30 Settembre 2021 – Protesta Confsal Unsa – Montecitorio, Roma.

Però è anche vero che i dipendenti pubblici hanno appena rinnovato i loro contratti ottenendo aumenti di oltre il 4 per cento e il pagamento di tutti gli arretrati?

“Su questo è bene essere chiari, e molto. I contratti firmati quest’anno, il 2022, riguardano gli accordi scaduti a fine 2018 e che dunque coprono il triennio dal 2019 al 2021. Sono stati firmati in ritardo e riguardano un periodo in cui non c’era l’inflazione che c’è adesso. Spero davvero che il governo non voglia mettere sul tavolo il ragionamento dei rinnovi appena conclusi per congelare la prossima tornata contrattuale. Non possiamo permetterlo”.

Ma lo sospettate?

“Guardi, ho qui davanti a me le tabelle degli stanziamenti delle leggi di Bilancio che hanno preceduto i rinnovi contrattuali del 2019-2021 e gli stanziamenti della manovra del 2022 e di quella attuale per il 2023. Nelle manovre del 2019 e del 2020 erano già stati accantonati oltre 1,7 miliardi dei 3,7 necessari al rinnovo. Per il 2022 e il 2023 ci sono solo 310 milioni che diventano 500 nel 2023, se si esclude il miliardo una tantum destinato al bonus e che scomparirà alla fine del prossimo anno. Con l’attuale dinamica dei prezzi per il rinnovo dei contratti servirebbe stanziare nel triennio almeno 10 miliardi. Rimandare tutto alla prossima legge di Bilancio significherebbe dire che queste risorse andrebbero trovate tutte in un solo anno”.

Non è possibile?

“Non è credibile. Il timore allora è un altro”.

Quale?

“Che alle viste ci sia un nuovo congelamento della contrattazione collettiva. Voglio essere chiaro, non lo permetteremo. Gli stipendi pubblici sono rimasti bloccati per oltre dieci anni e solo grazie ai ricorsi di questo sindacato, arrivati fino alla Corte Costituzionale, la contrattazione è potuta ripartire. Useremo tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per impedire che la storia si ripeta”.

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