AMPLIFICARE IL PERSONALE CONSOLARE NEL COMPARTO DELL’ASSISTENZA SOCIALE: BORGHESE (MAIE) INTERROGA GENTILONI E LORENZIN

ROMA\ aise\ – “Amplificare il personale delle strutture consolari nel comparto dell’assistenza sociale, in modo

che possano farsi i carico di un primo orientamento informativo in loco dei nuovi migranti”. Questa la

richiesta che i deputati del Maie, Borghese e Merlo, indirizzano ai Ministri degli esteri e della salute, Gentiloni

e Lorenzin, attraverso una interrogazione a risposta scritta.

“Negli ultimi tempi – si legge nella premessa – si è registrato un grosso flusso di emigrazione che fa

ricordare quello del secondo periodo postbellico. L’attuale congiuntura economica fa prevedere che il

fenomeno, lungi dall’arrestarsi, tenderà ad intensificarsi con un numero di persone, specialmente giovani,

che saranno spinte lasciare il nostro Paese per cercare oltre confine il lavoro che qui in Italia manca; infatti,

sono sempre più i cittadini italiani che si recano all’estero per motivi di studio e lavoro; questi nuovi migranti

spesso non sono informati adeguatamente sulle procedure per ricorrere alle prestazioni sanitarie di cui si

possono avvalere, specialmente nei caso di stretto bisogno”.

“Chi pensa di recarsi inoltre all’estero espressamente per interventi sanitari – spiegano Merlo e Borghese –

non sempre è a conoscenza del fatto che per ottenere il rimborso delle spese sostenute deve essere

preventivamente autorizzato dall’ASL di riferimento e che la procedura in taluni casi deve essere seguita dal

medico curante del Paese di origine; inoltre, le scuole che organizzano corsi linguistici all’estero a volte

provvedono, per i propri studenti italiani in viaggio per motivi scolastici, alla stipula di apposite assicurazioni

e, nel contempo, richiedono adempimenti da esplicare alle Asl competenti, si tratta cioè dei previsti modelli

per la “Copertura sanitaria” incorrendo in numerose difficoltà burocratiche”.

Secondo i parlamentari del Maie “le normative di riferimento su questo settore spesso non sono troppo

chiare per quelle persone che si trovano nella necessità di doverne usufruire; in linea generale ci si attiene

all’applicazione della circolare numero 33, che è carente in diversi aspetti, risale al dicembre dell’anno 1989 e

si applica con misure diverse nei vari Paesi dell’Unione europea e negli altri Stati sulla base di specifiche

convenzioni; infatti, risalta il fatto che ogni prestazione sanitaria ha le sue regole di rimborso; oppure in tanti

casi ci si avvale della direttiva 2011/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011,

concernente l’applicazione dei diritti, dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera, ignorando

che la direttiva però non si utilizza ai servizi nel settore dell’assistenza di lunga durata e ai programmi di

vaccinazione per infezioni”.

“Ad esempio, – chiariscono – i cittadini di Paesi extra – Unione europea non possono utilizzare la tessera per

ricevere cure mediche in Danimarca e i cittadini croati non possono usare la tessera in Svizzera; la tessera

sanitaria non serve per le operazioni di salvataggio e il rimpatrio. Se si vuole richiedere il trasferimento

gratuito nel Paese di provenienza in caso di grave incidente o grave infermità mentre ci si trova in un altro,

Paese dell’Unione europea, si dovrà avere una copertura assicurativa specifica; la tessera non copre inoltre

l’assistenza sanitaria personale o i costi paramedici delle cure programmate in un altro Paese dell’Unione

europea”.

Alla luce di queste considerazioni, Borghese e Merlo chiedono ai due Ministri se “non intendano amplificare il

personale delle strutture consolari nel comparto dell’assistenza sociale, in modo che possano farsi i carico di

un primo orientamento informativo in loco dei nuovi migranti, allestendo appositi sportelli all’interno degli

uffici consolari in grado di poter dare informazioni più corrette per i cittadini italiani che si recano all’estero

per motivi sia di studio che di lavoro, oltre a fornire sostegno in quelle situazione estreme che si verificano

con i cosiddetti “viaggi della speranza”, in quanto i nuovi flussi migratori non sono controllati a livello

scientifico dagli organi competenti”. (aise)

Lascia un commento

Torna su