aise.it: Troppi “digitatori” nelle sedi consolari, Menia (FdI) interroga Tajani

ROMA\ aise\ – Negli ultimi anni presso i consolati all’estero sono stati assunti troppi “digitatori”: è quanto sostiene Roberto Menia, senatore di Fratelli d’Italia, che in una interrogazione al Ministro degli esteri Tajani chiede di sapere quanti sono e, soprattutto, di “limitare la pratica della contrattualizzazione esterna”.
“Presso la rete diplomatica consolare del Ministero degli affari esteri – scrive il senatore nella premessa – si sta assistendo ad una crescita esponenziale della contrattualizzazione di “collaboratori esterni”, comunemente denominati “digitatori”, che, sebbene siano ufficialmente indirizzati al servizio di bonifica dell’Anagrafe degli Italiani all’estero, si trovano a svolgere mansioni tipiche degli impiegati di ruolo o del personale a contratto, di cui all’articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, in ragione della strutturale penuria di personale consolidatosi presso le sedi estere; i collaboratori esterni, sono, in molti casi, assunti con contratti interinali, con mandato semestrale e con retribuzioni che oscillano tra i 200 e i 500 euro mensili. Si tratta dunque di manodopera a “basso costo”, facilmente rimpiazzabile e con garanzie contrattuali aleatorie: tali assunzioni si reggono su dinamiche discrezionali e scarsamente conoscibili, che alimentano il dubbio circa la legittimità di un sistema di tale natura”.
“In alcuni Paesi, segnatamente in quelli dove si registra il numero maggiore di vacanze di organico, – sostiene Menia – i capi missione mostrerebbero in maniera plateale la volontà di prediligere la contrattualizzazione esterna, in ragione del numero considerevole di risorse che il Ministero parrebbe destinare a quest’ultima”.
Il senatore, quindi, evidenzia che “le risorse destinate alle assunzioni del predetto personale, precario e provvisorio, presso le sedi all’estero, sono quelle riassegnate ai sensi dell’articolo 1, comma 429, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 alle sedi consolari, dove sono state effettuate le domande di riconoscimento di cittadinanza italiana, i cui correlati versamenti dovevano essere destinati con priorità alla contrattualizzazione di personale locale: pertanto la deriva del ricorso ad agenzie interinali con conseguente precarizzazione del lavoro consolare è da intendersi come espressione di una interpretazione limitata e parziale della ratio originaria della norma, così come nelle intenzioni del legislatore”.
“A titolo di esempio, – riporta Menia – nelle sole Rappresentanze di Buenos Aires, in Argentina, i “digitatori” sono 55, con retribuzione di recente innalzata da 150 a 200 euro mensili, ed il loro numero è notevolmente più alto rispetto a quello degli impiegati a contratto in loco; la legittimazione di siffatta tendenza di precarizzazione rappresenta un’anomalia su un fronte sensibile e complesso come quello dell’operatività della rete estera del Ministero, che potrebbe determinare rischi non trascurabili per la sicurezza del sistema Paese, in ragione del coinvolgimento in azioni e servizi delicati e sensibili, di profili dalla dubbia provenienza e assunti con contratti di effimera durata; ciò contribuirebbe ad innescare un meccanismo di perdita sistematica di dati, expertise, informazioni e conoscenze tali da mettere a serio rischio la funzionalità della rete segnatamente in una stagione di complessità geopolitica e internazionale alla luce della quale lo Stato dovrebbe garantire l’integrità e la tracciabilità del personale deputato ad azioni sensibili”.
“In Paesi come il Brasile, – aggiunge il parlamentare – molti “digitatori”, una volta conclusosi il mandato presso la sede consolare e dopo aver appreso i meccanismi operativi e le modalità tecniche in sede, operano successivamente come “despachantes”, vale a dire fornitori di servizi consolari a pagamento con tutti i rischi che un tale trend determina”.
Menia, quindi, chiede a Tajani “se sia a conoscenza di quanto evidenziato in premessa; se sia possibile conoscere il numero esatto dei “digitatori”, la loro proporzione rispetto al numero del personale di ruolo e del personale a contratto e le risorse destinate alla loro assunzione” e, infine, “se ritenga opportuno limitare la pratica della contrattualizzazione esterna, al fine di evitare i rischi esposti in premessa e, in tale prospettiva, monitorarne la tendenza presso le singole sedi”. (aise) 

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